C’è stato un tempo in cui il centro Fernandes di Castel Volturno

si è riempito fino ad accogliere quasi 400 persone.

Erano migranti arrivati lì nell’ondata degli anni ’90.

Accolti e difesi rispetto a chi, invece,

ne aveva paura associando il Centro a un simbolo di degrado.

A 30 anni dall’inaugurazione del centro Fernandes,

quel pezzo di storia entra nel podcast

 

“Qui non siamo razzisti”

realizzato dalla giornalista Michela Suglia

e si può ascoltare sulle principali piattaforme

(Spotify, Spreaker, Amazon music, Apple podcasts).

 

L’autrice parte dalla strage dei sei africani uccisi dai Casalesi nella sartoria a Ischitella, e la racconta a sua nipote Aurora che è nata lo stesso giorno di quella mattanza, il 18 settembre 2008. Prima, Aurora non conosceva quei fatti né sapeva che, per la giustizia italiana, quella è la prima strage con l’aggravante del razzismo. Insieme, quindi, ricostruiscono la storia andando a Castel Volturno più volte e ascoltando le voci di chi c’era allora e di chi, oggi, prova ad andare avanti. Come fa la società Tam tam basket fondata da Massimo Antonelli.

Nelle 6 puntate del podcast, oltre alla testimonianza di un collaboratore di giustizia che partecipò alla strage, parla Antonio Casale del centro Fernandes che ripercorre la storia e l’antropologia di Castel Volturno. Dal sogno del Villaggio Coppola alla bolla degli americani della Nato, fino all’ondata migratoria. Un podcast che apre una riflessione sul razzismo

e sulla percezione della diversità viste oggi da un adolescente.

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