L’EMERGENZA CRIMINALITÀ
«L’invasione di immigrati colpa di sinistra e Chiesa oltre l’ottanta per cento
dedito ad attività illecite»
IL MATTINO DEL 24 SETTEMBRE 2008
ANTONIO PISANI «Non è possibile l’integrazione tra due comunità ormai
estranee, che si guardano con diffidenza. La popolazione “indigena” vive un
malessere da oltre 20 anni che rischia di sfociare in una reazione violenta e
incontrollabile». L’avvertimento non proviene dal titolare di un esercizio
danneggiato durante le devastazioni di venerdì o da un cittadino esasperato, ma
da otto consiglieri consiglieri di minoranza del Comune di Castelvolturno
(alcuni sono imprenditori) che, spalleggiati dal senatore del Pdl Gennaro
Coronella, ieri hanno messo su carta le loro preoccupazioni inviando la missiva
al ministro dell’Interno Roberto Maroni, sicuramente molto sensibile
sull’argomento. A firmare la lettera Ferdinando Letizia, Domenico Giancotti,
Francesco De Robbio, Flavio Iovene, Antonio Spierto, Giovanni Milone e
soprattutto i due ex sindaci di centrodestra Antonio Aldo Scalzone e Sergio
Luise. «Ma l’ideologia non c’entra nulla - chiarisce Scalzone, l’amministratore
che volle l’operazione “Alto Impatto” - qui è in gioco la sopravvivenza di noi
castellani. Io e i miei colleghi non siamo razzisti, ci tengo a dirlo, nè la
popolazione è razzista; altrimenti non saremmo arrivati a questo punto.
Castelvolturno - continua Scalzone - ha dimostrato negli anni di saper ospitare
tante persone bisognose, ma ora è troppo; ormai le due comunità, quella italiana
e quella rappresentata da quasi undicimila extracomunitari, non possono più
integrarsi. Si guardano con sospetto, l’assenza dello Stato per decenni ha
creato un’atmosfera di diffidenza reciproca, e una situazione di illegalità tale
per cui è impossibile oggi recuperare il terreno perduto. Ora ci vuole un’azione
incisiva di ordine pubblico, cacciare non solo i clandestini, spesso l’anello
debole della catena, ma anche coloro che gestiscono attività legali per coprire
business illeciti, come droga e prostituzione». Gli otto firmatari se la
prendono con un istituto «superpartes» come la Caritas e con una parte politica,
toccando punti che a Maroni di certo non sfuggiranno: «l’invasione (di immigrati
clandestini, ma anche di spaccio di droga e prostituzione, ndr), da sempre
contrastata da una parte politica (centrodestra) - scrivono - è stata sempre
difesa da centri sociali, sinistra e chiesa. L’80% è dedito ad attività illecite
e malavitose... in concorrenza con la camorra». I consiglieri castellani
chiedono inoltre un incontro con il responsabile del Viminale perché, scrivono,
«non è la prima volta che Castelvolturno subisce violenze e guerriglia da parte
degli extracomunitari; anni orsono, per il decesso di un trafficante di droga a
seguito di arresto da parte dei carabinieri (era il 15 dicembre del 1996, ndr),
assaltarono la caserma dell’Arma e misero a ferro e fuoco il territorio». Se la
prendono poi con il sindaco Francesco Nuzzo, definito «paterno e tollerante con
i “teppisti extracomunitari”» e con la polizia che li ha scortati fin quasi al
centro storico di Castelvolturno; e sempre con riferimento a Nuzzo, parlano di
«sottomissione a qualsiasi richiesta dei teppisti». «La vera sfida è quella
dell’integrazione nel rispetto della legalità» risponde il sindaco, che in
questi giorni ha rivendicato il merito di aver fermato le devastazioni, e tra
l’altro, nel venerdì di guerriglia, rischiò l’aggressione da parte degli
scatenati immigrati. «Io credo ancora che le due comunità possano riunirsi,
estromettendo chiaramente coloro che delinquono, che non sono pochi tra gli
immigrati anche perché in passato è mancato ogni controllo».