DAL MATTINO DEL 25 SETTEMBRE 2008 - L'INVIATO: ANTONIO PISANI

Casale: la Caritas un avamposto di legalità senza le istituzioni


«Quella innescata dall’ex sindaco Antonio Scalzone è una polemica vecchia, cui non vale la pena replicare». Antonio Casale è il direttore del Centro Caritas di Castelvolturno, ultimo avamposto di legalità sulla statale Domiziana, sei chilometri a sud del centro cittadino, nove prima dell’ormai noto «chilometro 43», dove giovedì scorso avvenne la strage degli africani. «Preferisco rispondere con la forza dei fatti e delle opere da noi compiute in un territorio così disastrato. Qui siamo noi i veri servizi sociali» dice Casale. Scalzone e altri sette consiglieri comunali di minoranza hanno accusato l’ente diocesano di aver difeso negli anni «l’invasione» di immigrati clandestini contrastata, invece, dal centrodestra. Ma di clandestini, la Caritas non ne ospita. «Li aiutiamo, certo - spiega Casale - e non potrebbe essere altrimenti. Due volte la settimana (martedì e giovedì dalle 19, ndr) apriamo l’ambulatorio medico allestito grazie al contributo di volontari dell’Asl; arrivano donne con i bimbi per le vaccinazioni, anche prostitute o tossicodipendenti. Li aiutiamo come possiamo e comunque svolgiamo un’importante opera di prevenzione medica, sostituendoci agli enti preposti. Tre volte a settimana (martedì, mercoledì e giovedì, ndr) - continua Casale - è poi in funzione l’ufficio di consulenza legale, cui si rivolgono gli extracomunitari senza permesso di soggiorno». Sono trenta i posti letto per extracomunitari di sesso maschile, tutti regolari; sei per madri con bambini. Cifre non troppo alte vista l’emergenza continua. «Ma noi facciamo il massimo - afferma Casale - solo che le istituzioni, oggi e in passato, non ci hanno mai dato una mano, se non con qualche progetto protrattosi per pochi mesi. E lo stesso Comune è assente». ant.pis.
 


LA REPLICA DEL SINDACO NUZZO

«Solo bugie nella lettera inviata a Maroni»

 

Sull’uso dell’Esercito è scontro tra il sindaco Nuzzo e il ministro della Difesa Ignazio La Russa. Il primo cittadino di Castelvolturno ha affermato di essere «d’accordo con la decisione del Governo di inviare i militari» ma di temere che «a pagare nella loro vita quotidiana siano i cittadini e gli operatori commerciali». Il ministro ha risposto che «la gente per bene non ha paura dei militari e delle forze dell’ordine». Polemica aspra, anche se circoscritta al territorio castellano, quella scatenata invece da otto consiglieri comunali dell’opposizione che, in una lettera inviata martedì al ministro Maroni, con il pieno appoggio del senatore del Pdl Gennaro Coronella, hanno parlato di «convivenza impossibile a Castelvolturno tra le due comunità di italiani e di immigrati», paventando il rischio di reazioni violente da parte degli «indigeni», e definendo il sindaco Francesco Nuzzo sottomesso al volere dei «teppisti extracomunitari». Nuzzo, quasi costretto, ribatte così a muso duro accusando gli otto consiglieri di aver redatto un documento che «non contiene una sola parola di condanna della camorra che ha perpetrato la strage di giovedì 18 uccidendo sette persone a Castelvolturno; questo silenzio dovrebbe farli vergognare». Argomentazioni che tracciano un solco profondo tra i due schieramenti dopo qualche giorno in cui la «Politica», con le sue speculazioni, sembrava dovesse rimanere confinata nei palazzi romani. «Quando si hanno responsabilità di governo - afferma Nuzzo - e anche l’opposizione ne ha, bisogna avere il coraggio della moderazione e della verità, bisogna saper valutare i propri comportamenti e le conseguenze che possono produrre. Il documento - affonda il primo cittadino - contiene menzogne, adombrando una connivenza del sindaco e del questore con i manifestanti e tende a cancellare il lavoro difficile svolto dalle forze dell’ordine». Nuzzo rivendica poi il ruolo di mediatore avuto durante la giornata di venerdì quando, rischiando di essere aggredito dagli immigrati inferociti, scese in strada organizzando poi un incontro in comune con una delegazione di extracomunitari, cui partecipò anche il consigliere di minoranza Sergio Luise, ex assessore, uno dei firmatari delle lettera inviata a Maroni. «Non ci sono stati comportamenti deboli dello Stato nei confronti dei facinorosi - spiega - ma una saggia valutazione complessiva della situazione. Come è facile parlare e come è difficile, invece, essere lì, in prima fila, e a fatti conclusi, da “sindaco”, da “uomo”, da “solo”, ad affrontare i manifestanti». Quel «solo» che il sindaco evidenzia è come una freccia lanciata verso l’opposizione; non però una freccia avvelenata, ma quasi un’ulteriore, forse un’ultima richiesta di collaborazione in un momento di crisi di Castelvolturno. «La città - è l’auspicio del sindaco - può, partendo dal trauma di questi giorni, vivere un sussulto forte, avviare un convinto processo di reazione e provare, aiutata dalle forze dello Stato, a riprendersi il suo territorio e il suo futuro».