Estate senza confini per l’Italia giovane

Per tanti ragazzi saranno vacanze in terra di missione Dai Paesi africani al Sud America assieme agli ultimi

 



AVVENIRE DEL 22-07-2010

DA ROMA  LAURA BADARACCHI

C’ è chi la sceglie come meta per il viaggio di nozze. E chi decide di spendere proprio in una missione all’estero le vacanze estive: da single, in coppia o in gruppo. Le mete? Vengono proposte dai Centri missionari diocesani, oppure da congregazioni religiose, associazioni e comunità che nei luoghi di destinazione hanno avviato progetti e iniziative. Anche in tempi di crisi, quindi, giovani e adulti non rinunciano a partire per un periodo di servizio gratuito nei Paesi in via di sviluppo.

I missionari saveriani propongono i campi di lavoro organizzati presso il centro giovani «Kamenge», in Burundi, diretto da padre Claudio Marano: un’oasi di pace in una zona colpita da una guerra dimenticata. Sarà un’esperienza di 12 giorni, aperta per ogni turno a circa 400 ragazzi dai 16 ai 30 anni di diverse appartenenze religiose (cattolici, protestanti, musulmani), provenienti non solo dall’Italia, ma anche da Ruanda e Repubblica democratica del Congo. Al lavoro mattutino, dedicato alla costruzione di mattoni oppure alla pulizia di fossati e strade, si alterneranno nel pomeriggio incontri formativi attraverso vari strumenti: dall’audio al video, dalla riflessione in gruppo ai giochi collettivi.

Passando dall’Africa all’America Latina, Laura e Pino, della Comunità missionaria di Villaregia, si trovano nella città messicana di Texcoco: «L’incontro con la gente, la visita alle famiglie, le benedizioni, la partecipazione ai momenti di celebrazione, ci hanno permesso di entrare nel cuore di tante situazioni, nella ricchezza e nello stesso tempo nella povertà che caratterizzano, in una sorta di contraddizione, la vita di questi fratelli», scrivono, esprimendo la loro gratitudine per aver conosciuto i fedeli della parrocchia di Cristo Rey «e questo popolo, che da subito ci ha fatto sentire a casa nostra. L’accoglienza della comunità e delle persone è stata ricca di tanti gesti e attenzioni. Non ci sentiamo ospiti, bensì amici graditi in terra messicana». E sulle relazioni si basano anche i campi promossi dai gesuiti a Sighet, in Romania: i volontari, dai 17 anni in su, vengono accolti nelle case dei fedeli cattolici di rito latino; le giornate saranno scandite dall’assistenza ad anziani e disabili, animazione nelle case-famiglia e in orfanotrofio.

Dopo aver trascorso un periodo in missione, alcuni decidono di viverci per un tempo prolungato: è il caso di Paolo, medico 27enne della diocesi di Cagliari, fidei donum in Ecuador dal maggio scorso; partecipa da anni alle iniziative del Movimento giovanile missionario (Mgm) della Fondazione Cei Missio. «Anche qui, come in Italia, il rischio è fermarsi a quello che c’è già, chiudersi in se stessi, trovarsi solo con quelli che hanno accolto il messaggio di Gesù e non rivolgere invece lo sguardo ai più lontani, ai tanti che non partecipano», racconta sul sito del Mgm. «Una difficoltà forte è risvegliare il senso di impegno, nella vita così come nella fede: la chiesa spesso si trasforma «in negozio», la gente viene per ricevere il sacramento e poi prosegue come sempre la sua esistenza. A volte sparisce per lungo tempo, anche fino al battesimo del figlio successivo».

Forse si può partire proprio dalla testimonianza, l’essere lì per condividere gratuitamente un pezzo di vita.