PUBBLICHIAMO LA LETTERA DI VITTORIO RUSSO AL DIRETTORE PER COMMENTARE L'INCONTRO DEL 1 DICEMBRE 2009 DAL TITOLO:IMMIGRATI E NUOVE SCHIAVITU' (vedi programma ).
RINGRAZIAMO L'AUTORE PER LE BELLE PAROLE E L'ATTENZIONE PRESTATA ALL'ATTIVITA' DEL CENTRO FERNANDES
Caro Antonio,
ti esprimo il mio vivo compiacimento per la manifestazione di ieri sera alla
quale ho partecipato con curiosità prima e poi coinvolgimento, anche emozionale.
Mi hanno colpito tutti gli interventi per il loro taglio, per il registro della
passione professionale, quello della Dott.ssa Pocchiesa in particolare, senza
togliere uno iota di merito agli altri relatori: Mons. Schettino per la saggezza
madre antica della fede cristiana, Loi per l'intelligente stesura del suo
cortometraggio, Suor Anthonia per la sua serenità amalgama inimitabile di
autentiche armonie. Tengo in particolare ad esprimerti il mio apprezzamento per
il tuo ruolo, svolto in quella maniera conviviale, inconfondibile e diretta che
ti fa insostituibile moderatore in eventi come quello di ieri dove le opinioni,
spesso non espresse dall'uditorio, sono purtroppo anche irriducibili e radicali.
Non è quello che è emerso, per fortuna.
Ritorno alla giornalista del Gruppo Abele, Pocchiesa la cui analisi di
approfondita conoscenza ho apprezzato fin dalle prime battute. Un'analisi che ha
messo a nudo, anche con cifre e statistiche essenziali, aspetti che della
prostituzione (nigeriana in particolare) sfuggono alle indagini che se ne fanno,
spesso istintive e perciò ingiustificate e superflue. Mi sono permesso di
segnalarle come però, a mio avviso, il punto di vista dal quale muovono le sue
valutazioni privilegi un solo "corno della fiamma". Ho auspicato che in un
prossimo dibattito presso il Centro si possa adombrare l'opportunità della
focalizzazione del punto di partenza della prostituzione (l'altro "corno della
fiamma"). Alludo alle "verifiche" da fare in situ, nei paesi di origine, alla
necessità cioè di ricercare nelle radici di tanta povera gente (le donne, le
ragazze soprattutto), nella loro cultura più intima la chiave di un loro
divenire che quantunque costruito da altri, è da esse talvolta troppo
supinamente accettato. Ecco, questa aspetto è spesso tralasciato nelle indagini
anche più accreditate. Sono convinto che questa conoscenza potrebbe aiutare a
spiegare la disponibilità potenziale di tante ragazze di farsi merce di
ossessioni e turpitudini umane che nessuna idealità religiosa o filosofica ha
mai potuto correggere. L'identificazione di mentalità e di educazioni composite
dell'area africana subtropicale e sub-sahariana con quella nigeriana (quale poi
delle varie etnie nigeriane!) mi è apparsa per certi versi riduttiva e deviante.
Ritengo che, attesa l'attenzione suscitata da incontri come quello di ieri, sia
opportuno porre l'accento sul quadro di certe realtà africane che non sono
assimilabili a quella parziale della cultura yoruba, riassunta ieri sera come
nigeriana. Vi è un incredibile mondo oscuro, magico-misterico, fatalistico e
superstizioso legato a un animismo che il cristianesimo recente non ha
cancellato ma da cui ha addirittura mutuato forme. E' questo ambito che va
riscoperto per capire comportamenti e orientamenti di espressioni di tante
società africane. Genericamente esso viene richiamato nella prospettiva dei riti
woodoo del Bénin che è però solo il velo epidermico di un problema di radicalità
più profonde. Credo che debba essere presa in esame altresì una storia (ahimè
non scritta) e poco conosciuta di violenze indicibili determinate in un passato
non remoto di monarchi sanguinari (quelli Ashanti per esempio) e di avventurieri
senza scrupoli dell'epoca dello schiavismo (De Souza per esempio), che fissarono
costumi e modi di vita indelebilmente. Ma occorrerebbe anche meglio analizzare
la vita del villaggio africano, le tradizioni tribali, i riti di passaggio, i
ruoli sociali e la logica che fa del capo lo sciamano e lo sposo universale (in
un termine il concetto a noi estraneo di quella che viene chiamata chieftancy).
Sono certo che queste conoscenze potrebbero contribuire a spiegare un modo di
essere e una prostrazione morale spesso congenita di tante povere donne il cui
percorso di vita si potrebbe rendere meno doloroso e rendere agevole alla loro
indole la prospettiva della nostra cultura cristiana, patrimonio della nostra
civiltà.
Ho studiato (ma non approfondito abbastanza) aspetti della vita e delle
tradizioni locali di diversi paesi dell'Africa Occidentale, dalla Guinea
(Conakry) al Congo (Kinshasa) in cui ho avuto la sorte di vivere e in cui ho
viaggiato. Credo di aver maturato convinzioni e allargato orizzonti di
conoscenza che possono essere utili alla causa del volontariato del tuo Centro,
se e quando riterrai di utilizzarli. Credo soprattutto giunto il tempo di
discutere nel nostro paese del problema dell'immigrazione africana con il
linguaggio adatto della conoscenza per dissipare un razzismo latente in ciascuno
di noi che è solo espressione di paura per ciò che non si conoscere, e perciò di
incultura.
Ti ringrazio per l'attenzione.
Con un abbraccio,
Vittorio